Moltivolti, molte storie
Riflessioni “on the road” del prof. Gianluca Poto

Partire, lasciare il nostro porto sicuro è sempre un’incognita, provocando una sensazione di insicurezza, e questa incertezza si è riversata su questo viaggio anche perchè le premesse non sono state positive: fila ai traghetti, incidente sull’autostrada che ci ha fatto rallentare notevolmente sulla tabella di marcia.

Tale sensazione di inadeguatezza è derivata dalla responsabilità del ruolo ovvero essere stato designato dalla Dirigente Scolastica come accompagnatore, coadiuvato nel compito dalla preziosa, puntuale, disponibile, prof.ssa Cotroneo Domenica, di un gruppo eterogeneo di studentesse e studenti di età compresa tra i 15 ed i 18 anni, per l’esattezza 21, tra l’altro non della mia classe, ma di quattro seconde e di una quarta di diversi indirizzi appartenenti alla nostra Istituzione Scolastica, volti di ragazzi che incontri ogni tanto nei corridoi…

E così inizia questa nuova avventura scandita dal solito noioso ma indispensabile appello che regola ogni inizio e fine attività ed i volti, piano piano, si sono trasformati in nomi

Dopo l’arrivo in hotel partiamo, attraversiamo i vicoli della sfaccettata Palermo fino ad arrivare al ristorante Moltivolti, un progetto sociale nato a Ballarò, un quartiere caratterizzato dalla presenza di quindici comunità che parlano ben 25 lingue, un crocevia di vite, volti, storie e qui incontriamo una delle socie, Roberta, che spiega il senso di una impresa sociale; a conclusione delle spiegazioni ci siamo accomodati ai tavoli, stanchi, ma non privi di appetito assaggiando non solo cibo siciliano (panelle e crocchè) ma anche il maffè senegalese, concludendo con un ottimo cannolo scoprendo, successivamente, che il piatto senegalese è stato preparato dallo chef palermitano mentre i piatti della tradizione siciliana dallo chef del Senegal. 

Il secondo giorno ci rechiamo a Cinisi per visitare la casa museo di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia nel 1978 , senza dimenticare, passando da Capaci, di onorare la memoria del Giudice Falcone, ricordato da una stele con i nomi delle persone che hanno perso la vita il 22 maggio 1992.

La storia di Impastato ha catalizzato l’attenzione dei nostri giovani studenti che hanno ascoltato con empatia la triste vicenda.

Subito dopo ci siamo recati presso la Comunità Alloggio per adolescenti Itaca di Camporeale (PA) per consumare il pranzo, ma prima siamo stati accolti dal responsabile che ha illustrato come è strutturata e che compiti svolge una comunità alloggio; nell’attesa del pranzo i nostri studenti hanno organizzato una breve partita di calcetto integrandosi con i giovani ospitati mentre sugli spalti c’erano  le nostre studentesse a fare il tifo.

Alla fine del gustoso pranzo è stato organizzato un circle time al quale abbiamo partecipato noi, i ragazzi della comunità e alcune donne della Cooperativa Sociale Esopo che gestisce la Casa di Accoglienza Artemide a Salemi (TP), una struttura a indirizzo segreto e ospitalità in emergenza con 9 posti per donne vittime di violenza e le loro testimonianze, dirette ed indirette, hanno rigato i volti di molti presenti.

Successivamente è stato dato spazio alle nostre riflessioni e prendendo la parola ho esposto alcune progettualità finalizzate alla sensibilizzazione e prevenzione della violenza di genere che si sono svolte e si svolgono nella nostra scuola e per concludere è stato proposto, dalla dottoressa Lidia Caracciolo, educatrice del progetto Svincoli del Cereso, un gioco che consisteva nello scegliere una carta, presentarsi e motivare la scelta: ogni ragazzo ha partecipato con empatia all’attività tirando fuori la propria storia di vita e dai volti che precedentemente si sono trasformati in nomi, siamo arrivati alle storie

E col cuore pieno di storie si riparte ed il noioso ma indispensabile appello si carica di emozioni: ogni volto un nome, ogni nome una storia, ogni storia un racconto…

L’indomani ci aspetta la magnifica Palermo, capace di stupire ogni volta che alzi gli occhi o dopo aver percorso una stradina che si apre su una piazza e così visitiamo la grandiosa Cattedrale, la reale Cappella Palatina ed i rigogliosi Giardini Reali.

Pomeriggio dello stesso giorno andiamo a Brancaccio presso il Centro Padre Nostro, ovvero la Casa Museo del Beato Pino Puglisi, ucciso dalla mafia nel 1993,  dove veniamo accolti dalla responsabile e dai volontari del Centro che ci fanno visitare ogni stanza dove ha vissuto il Beato e fa recitare ad una nostra studentessa il Padre Nostro del picciotto una trasposizione pungente del Padre Nostro realizzata da don Pino Puglisi.

Anche alla fine della visita è scaturito un momento di riflessione durante il quale sono emersi altri racconti, ma il racconto più emozionante lo hanno fatto i volti delle ragazze e dei ragazzi del quartiere che, notando la presenza di altri ragazzi come loro, sono voluti venire a conoscere destando qualche preoccupazione, scaturita dalla vivacità e dall’esuberanza dei ragazzi di Brancaccio.

Gli sguardi preoccupati, successivamente, si sono rasserenati, quando al momento della foto tutti i ragazzi di Brancaccio si sono stretti a noi, elargendo sorrisi.

Rientriamo col cuore gonfio di emozioni e con altri volti che hanno incrociato i nostri volti.

L’ultimo giorno è quello della partenza e necessariamente bisogna preparare il bagaglio ma con mio stupore la piccola valigia pesa di più, eppure non ho acquistato nulla…

Saranno le mille storie che mi porto dietro ad appesantirlo, le storie dei ragazzi, delle donne, dei volontari che abbiamo incontrato, che hanno incrementato la mia conoscenza ma ad “appesantirlo” ulteriormente sono le storie delle studentesse e degli studenti dell’ITT Panella-Vallauri, la storia di Nicola, di Kathleen, di Pietro, di Alessandro, di Antonio, di Giuseppe, di Vincenzo, di Nicole, di Hiba, di Benedetta, di Fabio, di Gabriel, di Domenico, di Claudia, di Angelica, di Letizia, di Francesca, di Caterina, di Lucia Stella, di Gabriele, di Kawtar, non più dei volti, ma dei nomi dietro ognuno dei quali c’è una storia, molti volti, molte storie… 

Ringrazio la Dirigente Scolastica, prof.ssa Teresa Marino che mi ha voluto come accompagnatore del gruppo e che ha creduto sin da subito nella validità della proposta progettuale; ringrazio la preziosa e puntuale presenza della professoressa Cotroneo Domenica; ringrazio la dottoressa Lidia Caracciolo, organizzatrice impeccabile, ed il Cereso, che da anni opera con interventi di qualità nell’ambito del sociale e ringrazio gli instancabili volontari Arianna e Ferdinando, da insignire honoris causa come studenti dell’ITT Panella-Vallauri.

Reggio Calabria 16/04/2026