“Può una mattinata di servizio cambiare il modo di guardare la propria vita?”

Insieme a un piccolo gruppo di fruitori del Servizio Specialistico “don Tonino Bello”, abbiamo vissuto una mattinata di servizio presso il Centro d’Ascolto “don Italo Calabrò” di Archi, dove le Suore Francescane Alcantarine, insieme ai volontari, accolgono ogni giorno persone che vivono situazioni di fragilità e solitudine.

Alle nove del mattino c’è già chi aspetta il proprio turno per fare una doccia – Per qualcuno la strada è una realtà quotidiana. –

 C’è chi si saluta, chi si siede nello stesso posto, da come si racconta, chi aspetta in silenzio. Piccoli gesti che raccontano una comunità fatta di relazioni semplici, diventate nel tempo quasi un rito.

Poi arriva la colazione. Un caffè, una battuta, un sorriso, un grazie. Ma anche il silenzio di chi è lì semplicemente per non sentirsi solo.

Come M., che tiene a precisare di non vivere in strada. Eppure ogni mattina sceglie di venire al Centro perché lì incontra persone, trova ascolto e si sente accolto dalle suore e dai volontari.

È stato un incontro che ci ha interrogati in profondità…

All’inizio la tentazione era quella di “fare”: sistemare, distribuire, essere operativi. Ma ben presto è emersa una domanda che ha accompagnato tutta la mattinata: Perché siamo qui?

La risposta è arrivata attraverso gli sguardi e gli incontri.

Siamo qui perché il servizio educa a uscire da sé stessi e a riscoprire il valore del dono e della solidarietà. 

Siamo qui perché nel volto segnato di una persona che ancora convive con la dipendenza possiamo riconoscere il cammino percorso e ricordare che la libertà conquistata non va mai data per scontata.

Siamo qui perché servire un pasto, che per qualcuno rappresenta l’unico della giornata, ridimensiona tante pretese e restituisce il valore dell’essenziale.

Ma soprattutto siamo qui perché l’incontro con l’altro cambia anche noi.

Le riflessioni condivise durante il servizio sono state forse il dono più grande della giornata. Perché solo quando si esce dal proprio problema e ci si lascia incontrare dalle storie degli altri, si impara a guardare anche la propria vita con occhi nuovi.

Offrirsi agli altri significa anche riscoprirsi persone, capaci di dare, di ricevere e di costruire relazioni autentiche.

In fondo è questo che abbiamo vissuto: una mattinata di incontri tra persone. Ognuno ha donato qualcosa e ognuno ha ricevuto ciò di cui, forse in quel momento, aveva bisogno.

Un ringraziamento particolare a sr Maria Teresa e sr Elena per la testimonianza di accoglienza, cura e dedizione nel loro servizio giornaliero.