di Giusy Pugliese – Quando si parla di prevenzione del disagio giovanile, di condotte a rischio, di dipendenze da sostanze o di nuove addiction comportamentali (dalla dipendenza da schermo al gioco d’azzardo, fino all’isolamento sociale), il pensiero corre quasi istintivamente ai giovani: ai bambini che muovono i primi passi nella socialità, ai preadolescenti e adolescenti in cerca di identità, ai giovani adulti smarriti davanti alle sfide del futuro.
Tuttavia, l’esperienza del Centro Reggino di Solidarietà insegna una verità fondamentale: nessun intervento educativo o terapeutico indirizzato a un minore può dirsi davvero efficace e duraturo se non coinvolge l’ecosistema in cui quel minore cresce, ovvero la sua famiglia.
Dal punto di vista scientifico, pedagogico e psicologico, la letteratura internazionale sottolinea da decenni come il nucleo familiare rappresenti il principale fattore di protezione o, al contrario, di rischio per lo sviluppo psicofisico dei figli. Ciò perchè l’individuo non vive in un vuoto: il sintomo manifestato dal singolo — sia esso il consumo di sostanze, il ritiro scolastico o l’aggressività — è spesso l’espressione di un’incongruenza o di una sofferenza che attraversa l’intero sistema familiare.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e i principali modelli teorici sulla prevenzione delle dipendenze rimarcano che il rafforzamento delle competenze genitoriali (parenting skills) è la leva più potente per prevenire le condotte a rischio nei giovani. Quando i genitori acquisiscono strumenti di ascolto, capacità di gestione dei confini e regolazione emotiva, l’intero nucleo sviluppa una resilienza tale da disinnescare sul nascere l’insorgenza di comportamenti devianti o autodistruttivi.
Questa evidenza teorica trova concreta applicazione nell’operato del Cereso, sia nelle strutture d’accoglienza storiche che negli interventi territoriali. Nel percorso della comunità terapeutica e del centro semiresidenziale, l’affiancamento psicologico ai familiari è stato in molti casi prezioso: l’esperienza ha dimostrato — per i familiari e di conseguenza per i ragazzi — l’utilità del lavoro di rielaborazione sulle dinamiche di co dipendenza, il senso di colpa e le rigidità relazionali nel consentire un rientro in famiglia solido e prevenire le ricadute.
Attraverso progetti mirati di prevenzione, sul territorio, il Cereso intercetta il disagio prima che si trasformi in patologia conclamata, lavorando a stretto contatto con la comunità locale, le scuole e le reti territoriali.
L’impatto positivo e la concretezza di questa visione emergono con chiarezza dai dati e dalle evidenze raccolte negli ultimi due anni di lavoro svolto all’interno del Servizio Rafforzamento Hub Famiglia, assieme ad altre realtà operanti sul territorio con capofila il Consorzio Macramè, dall’équipe multidisciplinare del Centro Reggino di Solidarietà. L’attività svolta dall’équipe degli psicologi, in particolare, ha rivelato una realtà complessa: le principali fragilità incontrate non derivano quasi mai da patologie psicologiche e/o psichiatriche isolate, ma da vissuti traumatici non elaborati, conflitti familiari prolungati, separazioni coniugali altamente conflittuali e conflitti di lealtà nei minori.
I minori e i giovani, intercettati spesso in fasi di ansia, somatizzazioni, ritiro sociale o oppositività, hanno dimostrato una progressiva apertura emotiva e una riduzione dei pensieri autosvalutativi grazie alla continuità della presa in carico. I genitori, attraverso i percorsi di sostegno genitoriale, in molti casi sono passati gradualmente da stili educativi oscillanti tra il permissivismo ansioso e il controllo rigido verso una genitorialità maggiormente riflessiva, imparando a distinguere i propri bisogni da quelli evolutivi dei figli ed introducendo confini educativi coerenti e protettivi.
I risultati ottenuti dai progetti dell’Area Territorio del Cereso, confermano un dato essenziale: non si possono curare o prevenire le ferite dei ragazzi senza curare le relazioni che li circondano.
Il lavoro integrato di sostegno psicologico e interventi educativi di rete dimostra che, quando si offre ai genitori uno spazio di contenimento, riflessione e rielaborazione dei propri vissuti e del conflitto, gli effetti positivi si ripercuotono direttamente sul benessere emotivo e comportamentale dei figli.
Continueremo a investire nel lavoro con le famiglie perché crediamo fermamente che sia questa la strada maestra per costruire una comunità accogliente, consapevole e capace di proteggere i nostri giovani.